Apple, presentati iPhone SE e iPad Pro da 9,7 pollici

Greg Joswiak, vice president of iOS, iPad and iPhone product marketing, announces the new iPhone SE at Apple headquarters Monday, March 21, 2016, in Cupertino, Calif. (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)

È la prima volta che in un keynote di Apple le aspettative non si sono concentrate sui dispositivi da presentare. All’evento organizzato dall’azienda della Mela al Town Hall del campus Infinite Loop di Cupertino, in California, prima ancora che di smartphone e tablet si è infatti parlato di politica. Al centro di tutto, ovviamente, c’è la questione della privacy e della battaglia che Apple sta combattendo contro l’Fbi, che vorrebbe la creazione di un software ad hoc per violare l’iPhone 5C di uno dei terroristi della strage di San Bernardino. «Nel mondo ci sono un miliardo di dispositivi Apple. Questo mostra l’impatto che Apple ha nel mondo», ha esordito il ceo della Mela, Tim Cook, «Dobbiamo decidere come Paese quanto il governo può intervenire sui nostri dati e sulla nostra privacy. Riteniamo di avere la responsabilità di proteggerli, e non ci tireremo indietro da questa responsabilità», ha ribadito alla vigilia del primo faccia a faccia in tribunale con i servizi segreti americani, ringraziando quanti stanno sostenendo l’azienda da lui guidata in questa battaglia.

 

Nessun colpo di scena quindi, ma solo la conferma di voler proseguire sulla stessa linea. D’altra parte invece un cambio di linea c’è stato, ed è uno di quei segnali che non sono passati inosservati. Cook infatti, dopo aver ricordato che Apple Watch è lo smartwatch più venduto al mondo, ha annunciato un taglio del prezzo della versione Sport dell’orologio di 50 dollari, portando così il prezzo base negli Usa a 299 dollari. Una mossa che di sicuro piacerà ai clienti, ma che gli investitori non hanno preso benissimo, tanto che nel giro di pochi minuti il titolo di Cupertino è sceso dello 0,69 per cento. Gli analisti sono infatti preoccupati perché credono che i tagli di prezzo possano essere più veloci del calo dei costi di produzione.

iPhone SE
Nella presentazione dei nuovi dispositivi invece le sorprese sono state poche, visto che anche questa volta, ormai in maniera sempre più precisa, i rumors avevano ampiamente anticipato la realtà. Apple ha lanciato il nuovo iPhone SE, una versione “mini” del suo smartphone. Ha uno schermo da 4 pollici e il design e la dimensione simili al 5S, ma gli stessi colori del 6S: oro, argento, grigio e rosa. Dando un’occhiata alle caratteristiche tecniche, iPhone SE potrebbe essere definito una sorta di “super iPhone 5S”, anche se con la precedente generazione di smartphone della Mela ha poco a che vedere: processore con chip A9 (lo stesso di iPhone 6S); fotocamera da 12 megapixel con possibilità di registrare video in 4K e una velocità simile al 6S, il doppio rispetto a quella del 5S. Per finire, funzionalità “Live Photos” (le foto animate presenti anche su 6S) e tecnologia Touch ID per il riconoscimento delle impronte digitali, nel nome di quella sicurezza che di questi tempi è la vera bandiera di Apple.

Anche qui, la sorpresa è stata al momento di svelare il prezzo: “solo” 399 dollari per la versione da 16 gigabyte (esiste soltanto un altro taglio di memoria, da 64 Gb) negli Usa, che diventano 509 euro qui da noi. Si tratta del prezzo di lancio più basso di sempre per uno smartphone di Cupertino, tanto che si potrebbe parlare, forse per la prima volta nel caso di Apple, di un device “low-cost”. Philip Schiller, responsabile del marketing dell’azienda di Cupertino, ha definito l’iPhone SE «una straordinaria nuova idea: siamo partiti dal nostro design iconico e lo abbiamo reinventato sotto ogni aspetto». Preordinabile sul sito di Apple dal 29 marzo, iPhone SE dovrebbe arrivare per i primi di aprile.

CareKit e Liam
Nell’evento a Cupertino c’è stato spazio anche per la questione salute, uno dei cavalli di battaglia di Apple. Perciò sul palco del keynote si è parlato di “CareKit”, software per gli sviluppatori che permette di creare applicazioni e strumenti che mettano gli utenti in condizioni di monitorare da soli il proprio stato di benessere, comunicando i dati direttamente a medici e infermieri. Tutto ciò senza dimenticare di strizzare l’occhio al lato “verde” della Mela, all’impegno per l’ecologia: è stato infatti presentato Liam, il robot per riciclare l’iPhone scomponendolo in ogni singolo componente.

iPad Pro 9.7
Ma evidentemente è tempo di tagli per Apple, che dopo aver rimpicciolito l’iPhone, fa lo stesso con iPad Pro, ibrido fra tablet e laptop della Mela. La versione da 12,9 pollici viene ora infatti affiancata da quella da 9,7, che oltre a essere più piccolo, più sottile e più leggero ha una risoluzione minore ma anche una fotocamera più potente: 12 megapixel quella posteriore e 5 MP quella frontale, contro 8 e 1,2 MP del “fratello maggiore”. Non solo, perché anche il wireless dell’iPad Pro più piccolo è più potente di quello del 12,7 pollici. Il prezzo partirà da 689 euro contro i 919 euro del “tabtop” più grande. D’altronde, Tim Cook si è detto sicuro: «L’iPad rappresenta il futuro del computing».

In effetti quello del calo dei pc è un trend che va avanti da parecchio. Ma c’è da scommettere che, al di là di questo, di futuro in Apple si stia parlando parecchio. I nuovi prodotti dimostrano la volontà, già espressa ai tempi dell’iPhone 5C, di aggredire fette di mercato più ampie per porre un freno all’avanzata dei competitor, primi fra i quali i colossi cinesi. Sfornare nuovi costosissimi dispositivi ogni sei mesi rendendo obsoleti quelli usciti solo un anno prima è un gioco che in questi anni ha dato i suoi risultati, ma che alla lunga può stancare i clienti, anche i più affezionati. Che l’azienda più “elitaria” sul mercato dia il segnale opposto, interrompendo la gara al rialzo, può rivelarsi una mossa più rivoluzionaria di quanto sia inventare nuovi dispositivi. Non sono soltanto le regole del commercio ad essere importanti, ma anche la considerazione che i clienti percepiscono di avere in certe dinamiche. In questo, il processo di responsabilizzazione che Apple sta maturando con la questione Fbi, non può fare che bene.

fonte:http://www.ilmessaggero.it

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